Materiali sonori per una descrizione dell’anima di Paolo F. NUOVO VIDEO!

“Materiali sonori per una descrizione dell’anima di Paolo F.” è una nuova composizione dedicata al mio amico Paolo Finzi.

Lo scorso luglio Paolo ha scelto di uscire dalla sua vita.

Ho composto questo brano il giorno dopo la sua morte.

Ho scelto di ricordarlo suonando la mia composizione in un battistero, un luogo dove si entra nella vita.

Perché ciò che Paolo mi ha insegnato è vivo.

Il battistero dove abbiamo girato ha mille anni: è in stile romanico-bizantino.

Il battistero si trova vicino a Venezia, a Concordia Sagittaria. Ce n’è solo un altro simile: è a Istanbul.

Il battistero oggi sembra un asteroide, un frammento da un’altra epoca più colta e attenta caduto sul nostro mondo imbarbarito.

Anche Paolo Finzi era come un asteroide: anarchico, libero, diverso dal mondo che lo circondava, il suo pensiero impattava deciso.

Paolo era nemico delle circonlocuzioni.

Nell’esecuzione del mio brano, mi ha affiancato Giovanna Famulari al violoncello, perché lo suona come nessun’altra persona al mondo e ama la vita.

Paolo fu un anarchico. Esattamente cinquant’anni fa aveva fondato “A-Rivista Anarchica” e l’ha diretta fino al giorno della sua morte.

Tristemente, la rivista è morta con lui. Diceva che era la prima rivista in Italia e poi aggiungeva, con un sorriso, “in ordine alfabetico”.

Ho conosciuto Paolo di persona solo negli ultimi anni. La mia imperdonabile riservatezza, colpevolmente, mi aveva impedito di farlo prima.

Mi spinse subito a scrivere su “A-Rivista Anarchica” e accolse poi i miei (troppo pochi) scritti con gentilezza, sempre spronandomi a persistere, a scrivere ancora.

Paolo amava la musica. Paolo amava Fabrizio De André, di cui fu amico, di un amore rispettoso, onesto e sincero.

Paolo non santificava Fabrizio De André.

Paolo amava le canzoni.

Ho incontrato Paolo l’ultima volta sul palco del Teatro Ariston, a Sanremo: luogo bizzarro per l’ultimo incontro tra due amici anarchici.

Era il Premio Tenco: quella sera Paolo avrebbe consegnato la targa Tenco al nostro amico comune Alessio Lega.

Ma in realtà Paolo ed io ci incontrammo prima di salire sul palco quel giorno, in stazione.

Eravamo scesi dallo stesso treno, probabilmente.

Percorremmo entrambi il lungo tunnel pedonale che conduce all’esterno della stazione ferroviaria, senza riconoscerci.

Ognuno immerso nei suoi pensieri.

Camminammo lentamente, per lungo tempo.

Ognuno di noi con la percezione di un altro uomo che percorreva quel lungo corridoio, in solitudine.

Solo alla fine alzammo lo sguardo e ci riconoscemmo.

Ricordo nei suoi occhi la gioia nel ritrovarci.

Nessuna gioia, tuttavia, riusciva mai a lavare via dai suoi occhi il velo di triste consapevolezza che il suo sguardo sempre comunicava e in cui mi rispecchiavo, totalmente.

Ora Paolo se n’è andato.

Resta ciò che ci ha insegnato, resta un pezzo della sua anima in ognuno di noi.

Resta anche quella triste consapevolezza.

Grazie alla quale non posso ora non dire che, al di là degli slogan buonisti, ci attende dietro l’angolo un mondo in cui nulla andrà meglio.

Paolo, se non altro, avrà la grazia di non vederlo.

Michele Gazich

 

 
 
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