La Nave dei Folli. Dieci canzoni di Michele Gazich

1. Guerra Civile
Michele Gazich e La Nave dei Folli  

2. Poeta In Gabbia
Michele Gazich e La Nave dei Folli  

La Nave dei Folli. Dieci canzoni di Michele Gazich
(FonoBisanzio 2008, FB01CD)

Parte prima:
L’idiota è tornato in città
Guerra civile
Tra il diavolo e il mare
La venere di carta
Canzone dal fondo del mare
Parte seconda:
Come Giona
Poeta in gabbia
Il colore degli Angeli
La nave dei folli
Canzone dell’amore lungamente atteso

Presentazione
Michele Gazich, musicista e produttore artistico, già al fianco di Mark Olson, Michelle Shocked, Mary Gauthier, Victoria Williams ed Eric Andersen tra gli altri, ha finalmente pubblicato un CD di canzoni di cui ha scritto testi e musiche.
Dieci Canzoni che descrivono i nostri tempi, tempi in cui “Dio sopravvive nei dettagli / nelle crepe dei centri commerciali”. Tempi di Guerra Civile tra i soldi e lo spirito.
Dieci Canzoni che inaugurano un nuovo mondo musicale. Niente chitarra, niente batteria: solo voce (Luciana Vaona), pianoforte (Beppe Donadio), Basso (Fabrizio Carletto), Flauto (Elena Ambrogio) e ovviamente Michele Gazich, con il suo violino, ma anche alla viola e talvolta al piano.

“Un disco prezioso e coraggioso.”
(Marco Fecchio, La repubblica, 24 Gennaio 2009)

“Foto della nostra epoca, qualcosa di unico nel panorama della musica d’autore italiana.”
(Riccardo Santangelo, Amadeus, Marzo 2009)

“Perfetto nella stesura musicale, ottime le liriche.”
(Guido Giazzi, Buscadero, Dicembre 2008)

“Gazich si muove in modo davvero originale.”
(Giancarlo Susanna, Rockerilla, Marzo 2009)

“Un viaggio di ritorno verso la tradizione cantautorale italiana con in spalla il ricco bagaglio musicale e culturale raccolto negli anni.”
(Salvatore Esposito, Jam, Gennaio 2009)

1: L’idiota è tornato in città
L’Idiota beve le tue bottiglie, ma poi ti dice la verità, l’Idiota ritenuto tale dalla società brutale e sopraffattrice. Rapidissima, ironica ma serissima canzone. Musicalmente è un meccanismo inesorabile, tra Brassens e Richard Thompson, con fulminante assolo di violino di Michele Gazich.

2: Guerra Civile
“Dio sopravvive nei dettagli / nelle crepe dei centri commerciali”. Sul momento, i soldi hanno vinto la battaglia, ma la Guerra tra i soldi e lo spirito è ancora in corso e l’amore potrebbe ancora avere la meglio. Dolente canzone, dall’incedere solenne, scandito dal suono cupo di due viole.

3: Tra il Diavolo e il Mare
Sorta di filastrocca dall’andamento popolare, guidata dallo spumeggiante flauto di Elena Ambrogio. Il testo comincia allineando degli autentici proverbi, che diventano poi degli pseudo-proverbi, conducendo l’ascoltatore, con dolcezza, in una dimensione altra e surreale.

4: La Venere di carta
“Non se n’è andato l’amore, solo non trova le sue stanze, / ho buttato via la chiave e ogni porta è casa d’altri”: è il problema delle dolorose conclusioni dei rapporti amorosi. Tante volte ci si lascia pur continuando ad amarsi, solo non si riesce più a dirselo e a dimostrarselo. Struggente canzone d’amore, emotivo e intensissimo il pianoforte di Beppe Donadio.

5: Canzone dal fondo del mare
Quasi un’aria d’opera, ma senza retorica. La purezza di una melodia di matrice classica, dove emerge in tutta la sua dolce forza la voce di Luciana Vaona.

6: Come Giona
Il profeta biblico Giona trascorse un soggiorno coatto nella pancia di una balena per non aver voluto compiere la sua missione: profetizzare. Vomitato dalla balena, dopo tre giorni di reclusione, profetizzò. Perenne attualità di Giona: il suo morire, il suo risorgere dal mare e la sua energia nel cambiare vita. Il suo passo è sul ritmo delle preghiere medioevali: un frammento di un testo latino del XII Secolo conclude questo affascinante mantra scandito dal basso di Fabrizio Carletto.

7: Poeta in gabbia
“Quello che sai amare non ti sarà strappato”. La canzone è dedicata a Ezra Pound, poeta americano (1885-1972). Ha influenzato pressoché tutti i poeti in lingua inglese e non solo del Novecento, da W.B. Yeats a T.S. Eliot, da Allen Ginsberg a Pier Paolo Pasolini e Bob Dylan, per citare i maggiori. Dal 24 Maggio al 18 Novembre del 1945 viene internato dal governo americano al Disciplinary Training Center vicino a Pisa. Le prime tre settimane viene rinchiuso in una gabbia esposta al sole di giorno e alla luce dei riflettori di notte. Segue un soggiorno di dodici anni presso un manicomio criminale a Washington. Presunte questioni politiche condussero Pound al suo destino e politicamente il poeta è stato troppo spesso strumentalizzato e usato.
La canzone lo descrive come un mistico dell’amore, quale egli fu.
A trent’anni dalla legge Basaglia, grazie alla quale sono stati chiusi i manicomi, si vuole ricordare, tramite l’emblematico caso di Pound, tutti coloro, e sono tanti, che sono stati isolati dalla società, incarcerati anche con fantasiosi pretesti e false accuse o semplicemente ritenuti pazzi, perché le loro parole turbavano la cosiddetta normalità imposta dall’alto.

8: Il colore degli angeli
“Bruciare nel fuoco è cosa da santi / Morire di niente ci riescono in tanti”. È una sorta di preghiera, un inno alla vita, anche quando attorno a noi c’è solo morte. Apparentemente delicato, ma fatto di carne e sangue, questo corale ha una struttura musicale che si avvicina agli inni che si possono ascoltare nelle chiese luterane.

9: La nave dei folli
“Se potete, aprite il pugno / la resa è vita, è futuro”. È un invito, in questo mondo di vincenti, di arrivisti e di sopraffattori a vivere all’interno della dimensione dell’Amore. Così, forse, avremo un futuro.

10: Canzone dell’amore lungamente atteso
“Ho voluto alludere nella scelta del titolo della mia composizione, alla Canzone dell’amore perduto di Fabrizio De Andrè. Mi è sembrato un modo discreto e, credo, signorile per omaggiare il grande Fabrizio, – dice Michele Gazich – Ho inoltre tentato di scrivere una canzone sull’amore a lieto fine che avesse in sé la stessa commozione che di solito associamo alle canzoni sulle sventure d’amore”.

 

 
 
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